Our HERO! – Dio è Riuscito a Salvarlo dal Demonio dell’Omosessualità

Eroe! Finalmente qualcuno che parla! Qualcuno che lo urla, qualcuno che lo dice a gran voce! Lode a Dio! Grazie, Alessandro! Grazie per avere parlato finalmente!

Un discorso rotto dall’emozione, in cui le lacrime versate sono tante. “Fallo per mia madre perché lei piange ed è l’unica che ci crede”. Hai creduto, hai pregato e ti sei fidato, e sei stato premiato!

Il DEMONIO, che ti aveva corrotto, che ti aveva allontanato dalla retta via è stato sconfitto! E’ stato sconfitto finalmente e puoi, come dici tu, gettare la maschera! Puoi finalmente dire al mondo che il Signore ti ha liberato dal peccato, il peccato mortale, il peccato dell’OMOSESSUALITA’!

Grazie a Dio, quel Dio che ti ha creato OMOSESSUALE ma che ti colpevolizza perché sei OMOSESSUALE. Ah, no scusa, è stato il DEMONIO, il DIAVOLO che ha rubato la tua identità quando eri piccolo, ma GESU’ gliel’ha strappata dalle mani e te l’ha ridata (certo, ha impiegato un pochino tanto per essere un essere onnipotente, ma meglio tardi che mai).

Perché, come dice Alessandro “non è natura, ma il DIAVOLO che si AGGRAPPA al vostro DOLORE!”.

Grazie Dio, grazie per averlo trasformato da OMOSESSUALE, ad OMOSESSUALE represso, fondamentalista, e invasato!

E grazie anche a tutte quelle persone che si sono prodigate nella standing ovation e negli applausi che meritava questo discorso così ricco di fascino e profondità!

Grazie per dimostrarci ancora una volta che siamo fatti a tua immagine e somiglianza! Anche se io, fossi in Te, non andrei fiero di questo attributo!

Amen

Fedez, il cibo e i menomati mentali

Parola d’ordine? Indignazioneh! Eh sì, cari Minders, la questione è più seria del previsto.

Non si parla d’altro in questi giorni. Il noto rapperz Federicoz Leonardoz Luciaz, meglio notoz come Fedez ha compiuto il suo ventinovesimo compleannoz un paio di settimane fa. Per celebrare tale ricorrenza la sua famosa consorte, Chiara Ferragni(z?), ha optato per organizzare la festaz (ok, la smetto) su un isola tropicale. Ah, no, era un panfilo di lusso. No, devo sbagliarmi ancora: dalla regia mi dicono… Un supermercato. Davvero, Fede? Sfoggi una Lamborghini e vai a fare la tua festa in un supermercato? Eppure, no. Non è per questo che l’indignazione è dilagata sul web (seppur sarebbe perfettamente giustificabile).

Il motivo è molto più oscuro. Dato che non si è capaci di vivere la propria festa di compleanno senza postare una story dietro l’altra su Instagram, il noto musicante lombardo è stato ritratto mentre trovava usi ludici creativi ed alternativi di ortaggi e altri alimenti. Partendo dal presupposto del “ma quanto devi essere povero per lanciare peperoni il giorno del tuo compleanno quando avresti potuto, che ne so, noleggiare uno yacht e farti un giro a Tenerife“, ecco come la penso io.

Personalmente aborro lo spreco alimentare. E’ un qualcosa che proprio non sopporto e mi si contorcono le budella quando lo vedo fare o quando (ancora peggio) per una mia mancanza o distrazione sono costretto ad essere anche io parte di questa odiosa mania, che alimenta un problema più grande che mai. Quindi, scherzi a parte, i Ferragnez hanno fatto bene a beccarsi una strigliata da parte del pubblico intriso di indignazione? Sì! Ovviamente mi schiero senza alcun dubbio dalla parte di coloro che hanno criticato autenticamente questo comportamento.

Il problema ora è un altro. Assieme ai paladini e ai combattenti veri, c’é anche una moltitudine di talpe, o menomati mentali. Questi soggetti sono sempre sul piede di guerra quando si scatena una “battaglia” praticamente già vinta come quella che sta accadendo ora. Si nascondono tra le file e tessono i loro commenti intrisi di odio, senza magari avere a cuore la causa per cui combattono, oppure, ancora peggio, senza neanche conoscerne i veri motivi. Magari in questo caso sono i primi che per capriccio lasciano metà bistecca nel piatto al ristorante, ignorando l’enorme uso di risorse che si fa per allevare un bovino, per non parlare dell’impatto ambientale che gli allevamenti intensivi hanno sul nostro pianeta.

Ma d’altronde che glielo dico a fare? Se hanno delle frustrazioni mentali e devono sfogarle, quale miglior canale di questo, in cui ci si può confondere con facilità, mascherando i propri problemi con una più che giustificata veemenza nei commenti, per elevarsi con estrema facilità al rango di eroe? Un eroe che non ha paura di schierarsi dalla parte del bene, che non guarda in faccia il nemico, ma che è puro d’animo e non si sognerebbe mai di abbassarsi a fare telefonate moleste e minacce di morte al malcapitato di turno…

Criticate pure Fedez, targatelo come radical chic, che fa finta di pensare ai problemi della gente ma che spende e spande come niente, ma tenete a mente che siete voi i primi a cimentarvi in battaglie dell’odio… Anche se non credete in niente (da notare il raro accostamento di rime, sono un fottuto rapper gangsta).

Ciao Povery! Al prossimo articolo!

Fare Podcasting non è solo parlare a un microfono, ma…

Qualche giorno fa ascoltavo una vecchia puntata di uno dei miei Podcast preferiti, ossia Passione Podcast, creato e condotto da Andrea Ciraolo. Come avrete compreso dalle innumerevoli ripetizioni della parola “Podcast” (accidenti, l’ho ripetuta di nuovo), questo Podcast (dannazione, ma allora è un vizio) parla di quali sono i metodi migliori per produrre e lanciare il proprio… Podcast (dovrebbero trovare un sinonimo, perché inizio a diventare pesante), senza contare poi tutto ciò che ruota attorno a questo mondo.

Specificatamente, questa puntata aveva come ospite un altro Creator, anzi, un Maker come si definisce lui: un tal Marco Putelli. Ho letteralmente divorato la puntata. Il motivo? Il buon Marco ha ammesso di avere lanciato il suo progetto non per la notorietà, per la presentazione di un prodotto o la diffusione di un’idea in particolare. Ha lanciato il suo Podcast per puro mezzo di espressione. A detta sua è stato proprio questo mezzo che gli ha consentito, assieme all’instaurarsi di almeno altre due importanti abitudini, di spezzare la nefasta spirale di quella brutta bestia chiamata depressione.

Che cosa posso dire? Sono rimasto sbalordito dal potere che ha una cosa tanto semplice come il semplice gesto di parlare periodicamente davanti a un microfono. Nella mia esperienza personale, dopo soli dieci episodi del mio show Mai Dire Mind, posso dire di avvertire già qualche cambiamento. Sento ora di comunicare meglio e con maggior chiarezza, ma soprattutto mi sento più sicuro di me, delle mie idee e dell’espressione delle stesse. Ma non solo questo, sto imparando anche ad organizzare meglio il mio lavoro per rispettare la deadline settimanale, cercare e ricercare i contenuti, e al contempo individuare i fattori di stress che potrebbero influire negativamente su ciò che faccio. Una bella scoperta questo mezzo di espressione, davvero, un’occasione di crescita e arricchimento personale non indifferente.

Vi lascio l’episodio, ascoltatelo perché merita davvero.

Listen to “Il podcast come auto-terapia” on Spreaker.

Sinceramente Vostro,

Dan

Fanculo il Pessimismo – Questa è l’Epoca Migliore in cui Vivere!

Che titolo, ragazzi, che titolo! Dopo il post su Salvini, che mi ha procurato tante belle views, cavalchiamo l’onda del clickbait!

Seriamente ora, di che cosa parleremo in questo breve, conciso, ma denso articolo? Beh, quante volte ho sentito la frase “oh, che schifo questo periodo”, “oh, si stava meglio prima”, “oh, si stava meglio quando c’era LVI”. E quanto mi viene da ridere quando sento queste frasi, dette da persone benestanti che vivono in una società occidentale come la nostra.

Ciò che spesso viene criticato a questa nostra epoca è il fatto che si sta andando verso una corruzione morale, che prima c’era più disciplina, che prima c’era più rispetto… Questo perché non si presta attenzione a ciò che abbiamo oggi.

E’ vero, lo ammetto. Senza dubbio nella nostra società occidentale ci sono molte, molte cose da rivedere. La cultura del denaro, dell’apparenza, dell’ego, del vuoto, del fatto che se non hai quel particolare outfit, non sei SWAG, DOPE, GANGSTAMOTHAFOCKAH e cazzate del genere. Questo è inegabile.

Esempio concreto. Pensiamo al solito, martellante discorso del “I social network distruggono le relazioni umane”, sentito, risentito talmente tanto che mi si è sviluppato un lobo del cervello solo per riconoscere ed elaborare questa frase. E, sì, se usati in un certo modo i social network distruggono le relazioni umane. Eppure pensiamoci bene. C’è una qualche forma di autorità che ti condanna al carcere duro se non passi sei ore al giorno su Instagram? No, come non c’è un governo centrale che se ti vede con il colore del maglione per niente in pandant con i pantaloni, ti condanna al cappio, o una qualche forza militare che ti accusa di diserzione se non vai al club il sabato sera a sbocciare, o un’autorità religiosa che ti mette al rogo se non giri con la gente “giusta” (ammetto che quest’ultima è divertente da pensare).

E allora di che cosa stiamo parlando? Io penso ai tempi (e ad alcuni luoghi del mondo odierni) in cui le libertà erano tendenzialmente nulle se le paragoniamo a quelle di oggi. Viviamo in un’epoca che sì, ha i suoi difetti (come tutte le epoche, d’altronde), ma con una sostanziale differenza. Ci sono dati dei diritti e delle liberta che i nostri avi si potevano scordare. Pensi che il tuo uso dei social stia distruggendo le tue relazioni? Beh, sei libero di usarli di meno, quanto di eliminarti da quel social. Non vuoi andare in discoteca il sabato sera? Sei libero di non andarci. Non ti va di girare con un determinato gruppo di amici? Esci da quel gruppo.

Oggi possiamo scegliere cosa fare della nostra vita, quale carriera intraprendere (indipendentemente dal nostro genere), possiamo esprimerci senza avere l’ansia che una qualche milizia della censura ci prenda di mira, ci possiamo muovere con facilità da un posto all’altro, siamo più connessi con il resto del mondo e possiamo avere un quadro più chiaro di ciò che succede in culture lontanissime dalla nostra.

Poi se nessuno vuole assumersi le proprie responsabilità e si incolpa Mr. Zuckerberg del fatto che non si ha una vita sociale al di fuori del network, beh, sinceramente trovo la cosa un pelo forzata.

Sinceramente Vostro,

Dan Stilo.

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#PrimaGliItaliani? No, #PrimaGliOnesti!

Scrivendo questo articolo, molto probabilmente mi darò la zappa sui piedi in termini di popolarità, poiché la Lega nei sondaggi ha fagocitato una grande fetta dell’elettorato. Ma AMEN! Fare il Paladinoh è il mio mestiere.

#PrimaGliItaliani è lo slogan che Matteo Salvini ha scelto per tutta la sua campagna elettorale e anche per la legislatura di cui è vicepremier. Uno slogan che sicuramente infervora gli animi nazionalisti di patria, tradizione, identità. Uno slogan che indubbiamente funziona, visti i numeri che sfoggia il Carroccio. Uno slogan che, a parer mio, è assai da… rivedere.

Perché #PrimaGliItaliani? Perché dovere mettere su un piano diverso i cittadini del Belpaese rispetto agli altri? La differenza che in questo caso ti deve avvantaggiare/svantaggiare è la tua carta d’identità? Essere nati sotto il tricolore è automaticamente un marchio di garanzia? Questo significa che tutti gli italiani sono onesti, sono super lavoratori, e hanno un’innata benevolenza che manco Mahatma Gandhi? Permettetemi di insinuare qualche dubbio a riguardo.

E no, prima che lo diciate, non sono PIDDINO, SINISTROIDE e stronzate varie (e che brutto doverlo specificare ogni volta in questo universo politico troppo polarizzato). Non sostengo affatto che non ci siano differenze tra le persone, che siamo tutti uguali e ridicoli pensieri di questo tipo. Eppure, sancire la differenza in base alla provenienza è la cosa più naïf che si possa fare.

Quindi, #PrimaGliItaliani? Mi dispiace, ma preferisco #PrimaGliOnesti, #PrimaICapaci, #PrimaIMeritevoli. Ce ne sono tanti di slogan, Matte’! Premiamo chi è da premiare, ossia chi dimostra di essere premiato, e non solo perché si ha sporcato il primo pannolino in questa nazione…

Responsabilità Estrema

E per la serie “The best TEDs”, eccovene uno bello bello. Allora, sono convinto che quest’uomo faccia paura sia per il suo aspetto, sia per come parli. Abbiamo a che fare qui con Jocko Willink, un decorato ex-Navy SEAL, e dire che è un tipo tosto è riduttivo. Non posso nemmeno lontanamente paragonarmi a livello di esperienza, ovviamente. Non nascondo che comunque sono stato rapito per tutti i 13:49 minuti!

Troppo spesso infatti ci lamentiamo per come il mondo cospiri contro di noi, per come la mala sorte ci attanaglia giorno per giorno. E se invece dovessimo assumerci di più la responsabilità del corso dei nostri eventi? Se avessimo molto, molto più potere di quanto vogliamo credere? La parola d’ordine qui è prendere in mano la propria vita, in un’ottica di responsabilità estrema. Siamo noi i padroni di ciò che ci accade, nel bene e nel male. E non nascondo che questo semplice cambio di prospettiva, benché lungi dall’essere paragonabile a ciò che Willink vi dirà, ha flippato toalmente il modo con cui vivo i momenti, belli o brutti che siano. Buona visione!

La Pazienza Inesorabile della Natura

In una nottata di agosto mi trovai a girare per la casa dopo essere tornato da un ritrovo tra amici. Mi fermai un’istante davanti alla finestra del soggiorno. Fuori era buio pesto, e l’unica cosa che illuminava quella strada deserta era un lampione dalla luce fioca. E pioveva. Pioveva in modo assai fitto. Un silenzio raro, scandito solo dal picchiettio delle gocce. Ero rapito da quel momento. Ebbi improvvisamente un’epifania. Non mi ero mai reso veramente conto di quanto la Natura sia paziente. Procede inesorabile nel suo corso, senza la voglia di accelerare, senza l’ossessione di volere concludere ciò che fa. La pioggia che scandiva il ritmo lento divora con estrema lentezza le cime delle montagne più alte. I fiumi scorrono pazientemente dalle più sconosciute sorgenti, per poi giungere lentamente alla foce, anche dopo avere fatto migliaia e migliaia di chilometri. Le piante germogliano da piccoli semi e inesorabilmente piantano radici, e in tempi lunghissimi riescono a raggiungere altezze spaventose. Tutto lì, sotto i nostri occhi, la Natura pazientemente fa il suo corso. Il cambiamento è così graduale, che quasi non ci accorgiamo che esso sta avvenendo.

Troppe volte noi ci comportiamo in maniera inversa. Siamo sempre affannati, sempre ossessionati con il finire, con il concludere, con il vedere il nostro lavoro già terminato. E magari passiamo dei periodi in cui pompiamo con tutte le nostre energie per recuperare il tempo perduto, e poi ci fermiamo nuovamente per giorni e giorni, per poi riprendere a più non posso. Ecco quindi che la Natura è Maestra di tutto, davvero, sotto ogni punto di vista.

Cercare di migliorarsi è una perdita ti tempo?

Mi era capitato tra le mani il video di questo YouTuber, di cui mi asterrò nel comunicare il nome per non fare ulteriore pubblicità al suo canale. La tesi che presentava, in poche parole, era questa: migliorarsi non deve essere lo scopo della vita perché tanto potresti morire domani, e di certo nelle tue ultime ore non penseresti a migliorarti, e quindi è meglio godersi la vita (sì, mi sono triggerato, ma gentilmente).

Va bene, amico mio, perfettamente rispettabile. Alla fine svalutare la propria vita non sarebbe una cosa saggia. Però in questo discorso c’é una falla. Cosa intendi per godersi la vita? Diciamo, che forse intendi come trovare la serenità nel tuo essere? Apprezzare anche i piccoli momenti? Fare nuove esperienze? Se sì, allora… A che cosa credi che serva migliorarsi? A fare soldi, sesso e successo? Sì, beh, c’é anche quel lato del miglioramento personale, che è il più materialista e superficiale. Eppure se ti addentri in questo mondo più in profondità capisci che alla base della folosifia della crescita personale c’é un solo scopo: migliorare il nostro modo di essere perché è solo così che riusciremo ad apprezzare meglio la vita.

Pensiamo a una persona molto inibita, che fa fatica a buttarsi in ciò che magari potrebbe diventare una sua grande passione, come per esempio, che ne so, la recitazione in teatro. Con costanza e disciplina si applica per riuscire a lasciarsi andare, quindi migliora questo aspetto della sua personalità e ciò gli permette di realizzare un sogno che gli dà brividi di gioia ogni giorno, e che gli permette di apprezzare la vita nella sua interezza. Se invece questa persona continua ad essere inibita, ciò la condurrà a volere fare una determinata cosa, ma sentirsi inadatta, e quindi ogni volta sarà costretta a lasciare perdere. Questo le farà godere la vita? No, le farà solo avere una sensazione di retrogusto amaro che poi si tradurrà in rimpianto nel peggiore dei casi.

Quindi cos’é meglio? Soffrire prima per la disciplina nel miglioramento e poi goderne i frutti, oppure fare le amebe sul divano e poi soffrire in mezzo ai rimpianti di quello che si avrebbe potuto fare? A te la scelta, Mister.

Il fascino della procrastinazione

Procrastina… Che? Questa astrusa parola non significa nient’altro che rimandare. Rimandare a dopo, a domani, a dopodomani, ciò che occorrerebbe fare in questo preciso istante. Basta guardarsi attorno, ma non serve nemmeno molto in là, per vedere che è un problema dilagante che miete vittime senza pietà. Basterebbe anche osservare i comportamenti che abbiamo noi stessi. Esatto, inutile girarci intorno: siamo tutti un po’ procrastinatori, chi più chi meno. Possiamo essere super disciplinati, ma quando stai per cominciare a studiare e senti quell’irresistibile voglia di scorrere le storie di Instagram di gente che non conosci, è difficile fermarsi e reprimere quel bisogno insaziabile. O quando sai che devi portare a termine un lavoro, ma c’é un problema (esatto è proprio un problema): hai un sacco di tempo prima della scadenza. Ecco dunque che il pensiero del “lo farò più tardi” si insinua nella mente e si radica, tanto da farti arrivare a due ore prima dalla deadline con te che ancora cazzeggi. O magari, aspetta… Non starai mica leggendo questo articolo invece che preparare quel maledetto esame di metà settembre? In tal caso, va bene, dai. Procrastina per informarti sulla procrastinazione (boom, baby). Permettimi, in tal caso di aiutarti, e di aggravare la tua condizione. Ecco un divertentissimo TED talk sull’argomento. Dai, altri 14 minuti e 4 secondi, e poi ti rimetti sotto… 😉 Lo so, sono una brutta persona.

 

L’insana atmosfera della politica mainstream

Lo ammetto. In questo periodo non sto seguendo molto la scena politica. Non è di certo il migliore atteggiamento che si possa avere, il fatto è che mi stava venendo la nausea. Cos’é la politica oggigiorno? Domandina molto interessante. Ma potrei fare una contro-domanda. Che cosa non è la politica oggigiorno? Non è di certo cooperazione per riuscire a trovare assieme delle soluzioni. Ed ecco il motivo della mia frustrazione.

Quello che vedo sempre di più è una polarizzazione spietata, sia per quanto concerne destra e sinistra, sia per quello che riguarda gli stessi partiti che rappresentano i due principali orientamenti. Siamo in un periodo di stampo fortemente identitario, in cui tutto ciò che il partito per cui si vota, ha la Verità in tasca, mentre il resto, a prescindere da ciò che dicano, sono da demonizzare e criticare senza pietà. Perché? Oh, povero villico… Perché ovviamente non fanno parte del tuo partito. E’ così tanto difficile la cosa? E’ così tanto complicata? No, di certo no, infatti è semplice, troppo semplice fare del proprio partito un’ideologia, che rende così ciechi che magari il mio avversario potrebbe venire fuori con delle soluzioni intelligenti per risolvere un problema. Ma, hey, il mio bel culetto su quella poltrona e il mio bell’orticello è fondamentale, la mia identità è fondamentale, e chi se ne frega del bene del paese, l’importante che il mio sia il partito di punta alle prossime elezioni.

Che io sia di destra e proponga qualcosa, a prescindere la sinistra dirà che fa schifo, e a prescindere io dirò che ciò che dice la sinistra fa schifo, e viceversa. Non perché la proposta è realmente illegittima, ma perché è venuta fuori non da me, non dal mio schieramento, non dal mio partito. Se la stessa cosa, identica, senza cambiare una virgola, sarebbe stata proposta dal mio partito, allora i miei adepti (perché altro modo di chiamarli non c’è) che prima lottavano con le unghie e con i denti contro di essa, sarebbero i primi a difenderla e a manifestare quanto sia giusta. Perché così è più facile, perché così non devo fare fatica. Dai, ho tanti pensieri per la testa, devo anche caricarmi del pensiero di pensare per conto mio? Che palle, no, deleghiamo il compito a qualcun altro, e fammi cambiare il mio cervello con un ripetitore privo di senso critico. E questa polarizzazione nauseante sta pervadendo sempre di più la scena politica. Poi vi chiedete perché la gente non vada a votare…