Questione di Fede

Questione di Fede

16 Gennaio 2019 0 di danstilo

Vedo vedo un racconto molto interessante, che è strettamente connesso con l’episodio del mio podcast Religione – Ci Aiuta Davvero a Diventare Persone Migliori?

Che cosa succederebbe se un credente un pochino troppo “convinto” giungesse alle porte del paradiso? Eh eh eh… Si dia inizio alla lettura!


«Venga, venga pure avanti signor…». L’uomo che Franco aveva di fronte scorse il foglio che teneva tra le mani. «… Signor Pancaldi! È lei, giusto?».

«Sì, signore!».

«Si accomodi pure!» il misterioso interlocutore indicò con fare cortese la sedia posta dinnanzi la sua grande scrivania su cui erano appoggiate risme di fogli, cartelle, timbri, scrupolosamente ordinati in specifici settori del piano. Al centro spiccava una targa dall’aria importante su cui era inciso un nome: Sam Peter.

Franco non se lo fece ripetere due volte e, a passo svelto, attraversò l’enorme stanza. Camminando si guardava attorno. Era davvero un luogo imponente. Le pareti erano tinte di un bianco splendente, che trasmetteva un certo effetto di serenità. Della stessa tonalità erano i pavimenti, lindi e perfettamente lucidi, come se fossero stati appena puliti da una squadra di inservienti estremamente pignoli. Tutto in quel posto era in armonia con il resto, non c’era nulla fuori luogo che contrastasse con gli altri elementi.

Con fare decisamente tranquillo, Franco si sedette di fronte a Sam Peter, un uomo occhio e croce di almeno sessant’anni. Era abbigliato in maniera impeccabile con un completo bianco, che si intonava perfettamente con l’ambiente circostante. Aveva dei capelli corti di un grigio raro, una barba molto ben curata dello stesso colore, e degli occhi di un ceruleo soprannaturale, che sfociavano in uno sguardo penetrante.

«Immagino che lei sappia del perché si trova qua» esordì pacato.

Franco annuì serafico.

«Sa» proseguì il signor Peter «lei è una delle rare persone che si presenta qua totalmente rilassata. Spesso coloro che attraversano la soglia di quella porta hanno sempre un’espressione tesa».

«Forse coloro che attraversano quella soglia non sono certi di essere, come dire, perfettamente in regola. Io lo sono invece».

«Vedo che la sicurezza non le manca, signor Pancaldi! Mi dica, cosa la rende così tranquillo?».

«Sono sempre stato un uomo estremamente devoto, signore!».

«Devoto… In che senso, scusi?».

Franco, leggermente spiazzato dalla domanda, assunse un espressione confusa. «Come sarebbe a dire?».

«Dunque, immagino che lei sappia come funziona da queste parti. Occorre esaminare la sua situazione e, in caso di giudizio positivo fornirle l’apposito Badge per accedere al piano superiore!». Sam Peter indicò la porta in vetro alla sua sinistra, recante sulla soglia un lettore ottico.

«Da quando siete così moderni?» scherzò Franco.

L’altro sorrise. «Semplicemente vogliamo che siate il più possibile a vostro agio in un ambiente familiare in questi momenti. Concorderà certo con me che si tratta di una questione piuttosto importante. Ma torniamo a noi».

Il signor Peter appoggiò sulla scrivania una cartella sui cui era ben visibile un nome sul davanti: Franco Pancaldi.

«Questo è il suo dossier. Qui c’è tutto quello che sappiamo su di lei che sia degno di nota per il nostro scopo».

Sam Peter aprì la cartella, tirò fuori un foglio e lo lesse con un’espressione di ammirazione. «Debbo dire che lei ha un curriculum di tutto rispetto!».

«Grazie, signore!».

«Battesimo, Eucarestia, Confermazione, Riconciliazione, Matrimonio! I miei complimenti!».

«Le avevo detto che ero devoto!».

Il signor Peter sollevò gli occhi dal foglio. «Devoto? Oh, certo! Qui vedo che è sempre stato un assiduo frequentatore della sua parrocchia! Non mancava mai una messa e, come se non bastasse, cantava nel coro e si prodigava incessantemente nell’insegnamento del catechismo! Direi che avrebbe tutte le carte in regola!».

Franco sorrise fieramente. Era fatta ormai, tutti gli sforzi che aveva compiuto durante la sua lunga vita terrena erano riusciti a portare i risultati sperati. Quando si era trovato sulla soglia di quell’ufficio non era rimasto per nulla stupito. Era sempre stato spinto da un senso di fede incrollabile, non aveva dubitato nemmeno un secondo di un’esistenza ultraterrena. Era sempre stato un cattolico devoto, si era sempre battuto per la causa in cui credeva fermamente. E in quell’istante, ebbe la prova definitiva che tutto ciò che aveva fatto era stato riconosciuto dal messo del Signore. “Vita eterna, eccomi qua!”.

«Dunque devo assumere che il giudizio è positivo, che il test è superato! Mi dà il Badge per cortesia?» chiese Franco con un’euforia prorompente.

«Guardi signor Pancaldi, glielo potrei dire in mille modi, ma facciamo che scelgo il più diretto». Sam Peter lo trafisse con i suoi occhi azzurri e sentenziò: «No!».

Nuovamente l’espressione fiera e sicura di sé svanì, lasciando sul voto di Franco della confusa incredulità. “No? Come no? Starà scherzando, mi starà mettendo alla prova. Sì, deve essere così. Una prova. Adesso vedrà sicuramente come mi comporterò, come reagirò a questa cosa. Devo stare calmo. Sono certo che tra poco ci faremo una grossa risata e mi darà la Chiave!”.

Contro ogni sua aspettativa Sam Peter non si mosse di un millimetro e il suo volto restò immutato come fosse una statua di ghiaccio.

Passarono i secondi e ancora nulla. I due si guardavano negli occhi, immobili. Franco a quel punto iniziò ad andare nel panico. “Perché non dice niente? Perché continua a fissarmi? Non parlerà mica sul serio?”.

L’agonia cessò nel momento in cui il signor Peter parlò.

«Le ripeto la domanda. Lei ha sostenuto di essere devoto, ma devoto in che senso?».

Franco iniziava ad essere infastidito da tutti quegli indovinelli che non arrivavano al punto. «Come devoto in che senso? Devoto alla mia fede, devoto alla mia comunità, alla Chiesa Cattolica! Ha detto anche lei che ho un curriculum, se mi è concesso chiamarlo così, di tutto rispetto!».

«In che cosa consiste la sua devozione dunque?».

«Io credo in Dio, credo in Gesù Cristo e in ciò che ha compiuto, credo nello Spirito Santo, nella Santa Chiesa Catt…».

Sam lo interruppe di colpo. «Ha detto che crede in Gesù Cristo. Ebbene, crede anche nel suo messaggio?».

«Ovviamente!». Franco era esasperato da quella scarica di domande elementari.

«E allora perché ha fatto di tutto nella vita, a parte seguirlo?».

Il silenzio si affrettò ad abbracciare l’intero ufficio. L’atmosfera divenne tesa come una corda di violino. Franco rimase interdetto. Nel momento in cui la sua anima aveva lasciato il suo corpo si sarebbe aspettato di tutto, ma non questo. Non riusciva a capire dove quell’uomo, volesse andare a parare. In quel momento più che un messo del Signore gli pareva un demonio.

«Ha detto anche lei che sono stato un assiduo frequentatore della parrocchia! Questo come lo chiama?».

«Lo chiamo frequentare la parrocchia» disse caustico Sam Peter.

Franco si alzò in piedi, con l’animo che ribolliva. «Come sarebbe a dire? Ho consacrato la mia intera vita a Cristo!».

«Signor Pancaldi! Si sieda per cortesia, così non migliora le cose!».

«Non miglioro le cose? Da quando ne ho memoria metto Dio al primo posto! La mia fede non ha mai vacillato, sono sempre stato un uomo che basava la propria vita sul Vangelo, e adesso lei mi viene a dire che non posso accedere al Paradiso? Ma sta scherzando?».

«Sono serissimo! Adesso si calmi!».

Il tono autoritario di Sam Peter riuscì a far sedere nuovamente Franco, che nel frattempo digrignava i denti per la rabbia.

«Dunque se ho capito bene, secondo la sua tesi basta essere cattolici per accedere al Paradiso?».

«Mi pare il minimo!» sibilò l’altro inviperito.

«Quindi lei dietro quella porta, l’accesso al Paradiso come lo chiama lei, si aspetterebbe di trovare anche inquisitori, cacciatori di streghe, crociati, mafiosi e preti pedofili? In fondo erano tutti devoti cattolici!».

Franco incrociò le braccia. «Quelli non erano veramente cattolici! Quei blasfemi strumentalizzavano una fede giusta in modo abominevole!».

«E che mi dice di lei?».

«Prego?».

«Sul suo dossier c’è scritta ogni cosa. A cominciare dalle sue lezioni di catechismo. Erano un vero e proprio indottrinamento forzato, un cercare di manipolare giovani menti. Non pochi sono stati i bambini che si sono sentiti sbraitare parole poco lusinghiere da parte sua perché ponevano dei dubbi su certe questioni!».

«Sono dell’idea che, per avere una fede solida, sia doveroso eliminare delle nefandezze di fondo» ribatté l’altro.

Sam Peter scorse la risma del dossier con il dito e pescò un foglio. «Quindi, secondo lei, urlare in faccia a una bambina, cito leggendo, “Piccola eretica!” per il semplice fatto che per un istante aveva messo in dubbio il creazionismo, è cosa buona e giusta?».

«Non si può mettere in dubbio la Parola di Dio!» sentenziò sicuro Franco.

«No, no di certo, nemmeno di quello stesso Dio che dice di amare il prossimo come te stesso».

Franco rimase senza parole per quest’ultima frase. Chi si credeva di essere quell’individuo per giudicare la sua fede?

Sam Peter continuò imperterrito. «Mi dica, lei considera di essere stato un buon padre?».

«Certo! Ho sempre fatto in modo che ai miei figli giungesse una solida morale! Mi sono sempre prodigato nel fornirgli tutti i principi necessari per una vita giusta!».

«Fornirgli o imporgli?» la domanda arrivò con una rapidità eccezionale.

Un’altra stupida domanda. “Santo Iddio”, era proprio il caso di dirlo, “quando finirà questo tormento?”.

«Diciamo che mi sono battuto per educarli come meglio potevo!».

«Come con sua figlia Marika?».

«Che cosa vorrebbe insinuare?».

Il signor Peter prese un altro foglio dalla risma e iniziò a leggerne il contenuto.

«”21 gennaio 2010: la ventenne Marika Pancaldi si appresta a cenare con il resto della sua famiglia. Come ogni sera suo padre Franco insiste nel recitare la preghiera di ringraziamento. Giunto al termine del breve rito nota che sua figlia non ha aperto bocca e non ha partecipato alla preghiera. Inizia a chiederle il motivo, dato che aveva notato questo atteggiamento già diverse volte e lei gli risponde timidamente che nutre dei dubbi sulla sua fede. All’udire queste parole Franco si inalbera e il tutto sfocia una discussione molto concitata. I toni si alzano, e la tensione cresce sempre di più, fino a quando Marika, stufa di quell’atmosfera esplode e rivela di essere atea”».

Sam Peter prese un altro foglio.

«”24 gennaio 2010: Franco, ancora sotto shock per la rivelazione di sua figlia, con cui tra l’altro non parla da giorni, dopo la Santa Messa di domenica racconta al parroco l’intera situazione e ne invoca l’aiuto. Così lo invita al pranzo in famiglia per fare in modo che Marika si redima. Al termine del pasto il parroco non perde tempo e chiede di parlare con la ‘pecorella smarrita’. Lei, che aveva già compreso l’intera situazione esplode nuovamente dicendo di non volere essere trattata come una malata di mente da curare, ma che suo padre se ne deve fare una ragione e amarla per quella che è. Risultato: rapporto genitore-figlia irrimediabilmente incrinato”».

Franco, che sentiva montare dentro una rabbia crescente, iniziò a sbraitare.

«Non ho capito! Sta facendo la predica a me, che sono credente, quando è mia figlia l’atea con cui dovrebbe parlare?».

«Discuteremo più tardi dell’argomento credente/non credente. Quello che conta è che ha perso la complicità con Marika, se ne rende conto?».

«Crede che non sia addolorato per questo? Vuole infierire sulle mie disgrazie?».

«Parliamo ora di suo figlio Edoardo». Il signor Peter cambiò argomento in modo irritante. «Lei lo amava?».

«Che domande sono? E’ ovvio che lo amavo!».

L’altro sfilò un altro foglio dalla risma, senza dargli tregua. Si schiarì la voce e lesse di pari passo il testo.

«”20 agosto, 2011: all’età di 17 anni Edoardo Pancaldi, spinto dall’irrefrenabile desiderio di liberarsi del peso che lo stava opprimendo, decide di confessare ai genitori la propria omosessualità. Ada, sua madre, cattolica praticante, è certamente sorpresa, ma afferma che non ci sono problemi. Franco, suo padre, anch’egli cattolico, è convinto che ciò rappresenti una devianza mentale ed un atto impuro. Perde il controllo. Con in sottofondo le grida disperate della moglie, egli sfoga tutta la sua frustrazione prendendo a schiaffi e a cinghiate il figlio, convinto che questo possa condurlo sulla, tra virgolette, retta via.”».

«”Non ti coricherai con un uomo come si fa con una donna: è cosa abominevole”» sentenziò Franco, citando il Levitico.

«Quindi in qualche modo lei giustifica quello che ha fatto a Edoardo».

«Sicuramente sono stato duro, ma ha funzionato. Sono riuscito a curarlo dalla sua devianza e l’ho salvato dal peccato mortale. Qualche anno dopo ha incontrato una bellissima ragazza, Clara, e si sono sposati! E adesso vivono felici e contenti!».

«Lei crede? I fatti parlano diversamente! Non l’ha, come dice lei, curato. L’ha solo costretto a reprimere la sua natura. Crede davvero che si sia sposato per amore? Nossignore. Edoardo si è sposato per paura. Gli ha provocato un trauma così forte che non ha più osato manifestare la propria omosessualità e si è visto costretto a tradire più volte Clara per dare sfogo ai suoi istinti. Il matrimonio in questo momento sta andando alla deriva, altro che “vivono felici e contenti”!».

«Lei sta mentendo!» urlò Franco.

«E’ anche libero di non crederci, signor Pancaldi! Tuttavia è quello che è successo e che sta succedendo in questo preciso istante!».

Nell’ufficio calò nuovamente un silenzio teso. L’unico rumore che lo spezzava era il respiro affannato di Franco, totalmente incapace di ragionare con lucidità e di controllare le sue emozioni. Aveva riposto ogni singolo istante della sua vita nella sua religione e adesso quel tizio stava smontando pezzo per pezzo ogni sua azione.

Ignorando che il suo interlocutore era una bomba a orologeria sul punto di esplodere, Sam Peter riprese a parlare.

«Vede, non è la prima persona che giunge qua con un ghigno beffardo ed è convinto di avere alle spalle una condotta impeccabile, quando in realtà non è così! Anzi, se devo essere sincero, siete sempre di più!

«L’altro giorno per esempio, ero al telefono con una mia collega che lavora presso l’Ufficio Islamico. Là è sempre pieno di gente che sono convinte di essere perfettamente in regola, ma con dei dossier che traboccano di azioni atroci! Stragi, spargimenti di sangue, attentati… E la cosa sconcertante è che loro credono di essere meritevoli del Pass proprio per quelle!».

«Ufficio islamico? Come fa ad esserci un Ufficio Islamico? La fede cristiano-cattolica è l’unica autentica!» ribatté Franco.

«Mi dispiace contraddirla ma di tipologie di Uffici ce ne sono a decine! Uno per ogni credo, inclusi anche gli uffici per i non credenti! Diciamo che è una manovra per semplificarvi le cose, per venirvi incontro!».

«Sta scherzando! Non esiste che sia così!».

«Vede, ora mi sta dimostrando il capostipite dei suoi problemi: la chiusura! In questo senso lei non è molto differente dai suoi amici islamici che si fanno saltare in aria uccidendo degli innocenti!».

«Cosa?» Franco ormai aveva raggiunto il limite della sopportazione. «Non osi paragonarmi a quelle scimmie! E’ ovvio che fanno quello che fanno: hanno una dottrina completamente sbagliata! Dovrebbero essere spediti all’Inferno all’istante!».

Il signor Peter non si fece condizionare dal suo tono e proseguì flemmatico.

«Quello che ignora è che c’è una gigantesca mole di casi di mussulmani a cui è stato concesso il Pass, così come c’è una grande mole di cattolici, induisti, ebrei, buddhisti, e anche, questo la sconvolgerà non poco, una buonissima percentuale di non credenti!».

«Quelle che dice sono eresie! Lei è il Diavolo!» strepitò Franco incrociando gli indici, come a voler compiere un esorcismo.

Sam Peter si portò una mano sulla fronte, esasperato da quell’atteggiamento. Riprese a parlare con una punta di durezza nella voce.

«Quello che deve capire è che queste distinzioni degli Uffici sono pura formalità. Glielo spiegherò in modo che capisca. Qua non ce ne frega niente di quale che il vostro credo, il vostro paese di origine, il vostro grado di istruzione, il colore della vostra pelle, se lo metta bene in testa! In questo luogo, in questo momento, quello che contano sono le azioni, i fatti concreti, non quanti sacramenti abbiate, o quante volte siate andati in chiesa. L’aderenza a una religione non è il fine, è il mezzo, è solo una base per riuscire ad avere una linea guida per compiere azioni virtuose. Questo è quello che a molti di voi religiosi sfugge.

«Il suo dossier è a dir poco agghiacciante. Andava in giro predicando, attaccando e difendendo a spada tratta un credo basato sull’amore e sulla compassione, ma quanto amore e quanta compassione ha messo nelle sue azioni? L’unico amore per cui lei si è prodigato è stato verso il suo stesso ego! E sa perché? Perché questa era la via più facile, signor Pancaldi».

Franco non replicò. Se ne stette immobile con lo sguardo vitreo a fissare il vuoto, ancora con una grande confusione in testa. L’unica verità che riconosceva in quel momento era che quell’uomo era pazzo, o peggio ancora era davvero Lucifero in persona, non c’era altra alternativa. E la Bibbia insegna che contro il male non bisogna avere nessuna pietà.

Con uno scatto, Franco si alzò dalla sedia e si lanciò sul signor Peter afferrandogli la giacca bianca, e tirandolo a sé.

«Dammi il Pass, stronzo!» sibilò.

«Gliel’ho già detto» disse l’altro guardandolo negli occhi. «Non se ne parla nemmeno!».

Con una precisione marziale gli assestò una potente palmata sul torace. Il dolore fu così intenso che Franco fu costretto a lasciare la presa.

«Sicurezza!» tuonò Sam Peter.

Con un tempismo spaventosamente perfetto, due uomini grossi come degli armadi comparvero nell’Ufficio. La loro uniforme bianca si intonava con l’ambiente circostante e i loro sguardi minacciosi non facevano presagire a Franco nulla di buono.

«Portatelo via!».

L’ordine del signor Peter arrivò fermo. I due gorilla nemmeno annuirono. Franco, prima di capire che diamine stesse succedendo si ritrovò bloccato. Iniziò a dimenarsi, ma fu tutto inutile. Gli armadi in uniforme lo avevano afferrato uno per braccio e non c’era modo di sfuggire a quella morsa letale.

Lo trascinarono verso la stessa porta da cui qualche minuto prima era entrato con un ghigno strafottente, sostituito in quell’istante da un’espressione raccapricciante da pazzo indemoniato.

«Criminali, servi del Diavolo! Che la punizione di Dio si abbatta senza pietà sulle vostre anime eretiche! Che il flagello divino non si faccia scrupoli a lasciarvi bruciare tra le fiamme dell’inferno, che…».

Sam Peter non udì il resto del discorso. Fortunatamente i due addetti alla sicurezza avevano chiuso la porta ed egli poteva finalmente far riposare i timpani.

Si gettò di peso sulla sedia sospirando, esasperato dalla situazione appena vissuta. Dal taschino della giacca prese un fazzoletto e si asciugò la fronte che nel frattempo era divenuta madida di sudore.

«E’ sempre più dura qua!».

Notò che sopra la porta di ingresso una luce che aveva iniziato a lampeggiare, segno che c’era un altra persona di cui occuparsi.

Immediatamente si ricompose. “Torniamo al lavoro ora, altrimenti chi lo sente il Principale? Speriamo solo che non si tratti di un secondo Franco Pancaldi, perché per oggi ne ho avuto abbastanza!”.

Sotto la scrivania si materializzò il dossier del richiedente. Il signor Peter iniziò a scorrere il testo velocemente, per dare una rapida occhiata alla situazione del soggetto.

Premette un tasto sotto al ripiano e la porta si aprì. Si stagliò la figura di un uomo sulla quarantina, calvo, con degli occhiali a montatura scura e un maglione dello stesso colore.

Non pareva per nulla teso e sfoderava un sorriso beffardo a trentadue denti.

“Eccone un altro” pensò Sam Peter, rassegnato. “Ecco che si ricomincia!”.


Hey! Siete ancora con me? Se state leggendo queste righe, probabilmente sì. E ve ne sono profondamente grato! Allora? Vi è piaciuto il racconto? Vi ha divertito? Vi ha fatto riflettere? Spero di sì! E come sempre, sono ansioso di leggere le vostre impressioni e i vostri commenti che sono sicuro posterete senza indugio qui sotto.

Forse, anzi, sare prono a dire quasi sicuramente, qualcuno potrebbe essersi infastidito per il racconto. D’altronde quando tocchi un tasto “tabù” come quello della religione vi sono folte schiere di persone che saltano come delle molle, ne sono consapevole.

Eppure, eppure… Questa pseudoprovocazione ha un senso. In questo articolo abbiamo inquadrato la questione in termini narrativi, ma nel prossimo riprenderemo l’argomento e tutti i pezzi del puzzle andranno al loro posto. La discussione dunque continua su La grande falla del cattolicesimo Vi aspetto dunque.

Sinceramente Vostro,

Dan Stilo